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Mostra di Pittura e Scultura a cura di Ilario Menegaldo e
Gianfranco Miotello.
Ospitare la mostra di Pittura e
Scultura, rispettivamente di Ilario Menegaldo e Gianfranco Miotello, nei locali
di Villa Ca' Cappello, sede municipale è stato per l'Amministrazione Comunale
un piacere. Soprattutto per l'opportunità offerta ai tanti concittadini di
visionare le opere dei due artisti ed approfittare delle loro presenza per
approfondire stimoli ed emozioni.
Due mostre, dove la pittura e la scultura si supportano mutuamente
nell'interesse di completarsi l'una nell'altra toccando la quotidianità. Ed è
proprio per questo motivo che
diventa difficile, per me profano d'arte, immaginare le due esposizioni
svincolate l'una dall'altra. Infatti tra i due artisti esiste un “comune
denominatore” che è l'amore per il territorio dove vivono e lavorano e lo
rappresentano con due tecniche differenti quella della pittura e quella della
scultura.
Ecco, che mentre Miotello, cerca
la quotidianità nella ricerca del legno ideale per “concretizzare” l'astratto
che ha in testa, il Menegaldo ricerca lo scorcio poco conosciuto o il dettaglio
nascosto dei nostri territori per catturarli nella sua tela.
C'è del poetico in quello che i
due artisti fanno. Scegliere il legno, prenderlo tra
le mani, girarlo e rigirarlo per focalizzare al meglio l'opera che ne
scaturirà. Immaginare Miotello, con mano sul
mento, intento nello scrutare l'ultima scalpellata appena assestata, o meglio,
immaginarlo in un continuo lavorare con trucioli di legno che saltano di qua e
di là mentre la sua opera prende forma, o ancora, immaginarlo con le mani che
si tuffano nella creta per plasmarla al punto giusto. In maniera quasi analoga è
possibile immaginare Menegaldo, aggirarsi tra le anse del fiume, armato di
cavalletto e cassetta dei colori finchè giunto dove voleva giungere inizia a
pennellare in quello stile “en plein air” proprio degli impressionisti.
Le opere di Menegaldo e Miotello
sono confidenziali: Parandosi di fronte si comincia a scrutarle, rapiti da un
qualcosa di famigliare che ancora non ci è perfettamente chiaro. Un “Déjà vu” dove statua o tela,
propongono un soggetto, una vista che conosciamo, che ci ronza nella testa ma
la memoria non riesce a catalogarla con sicurezza perchè simile a tante altre
già viste. Ed è questa la forza dei due
artisti: Ci presentano il quotidiano, pulito da tutti gli elementi di disturbo,
catturando la nostra attenzione che non è solo rivolta al soggetto in primo
piano ma ci porta oltre, ci porti dentro, a curiosare cosa c'è dietro all'immagine catturata dal Menegaldo o alla figura scolpita dal Miotello.
E in tutto ciò si concretizza la fruibilità massima
delle loro opere che per essere giudicate chiedono solo che lo spettatore apra
i propri sentimenti e non tema di farsi coinvolgere.
Massimo Mazzon
(10/12/2011)
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