Lo scultore, di qualsiasi materia si serva (marmo, legno, pietra, avorio, argilla) a differenza del pittore, si deve cimentare su tre dimensioni, deve modellare la materia bruta ed informe per ottenerne una figura per mezzo di sporgenze e rientranze reali, tangibili. Mentre il pittore crea l’illusione della tridimensionalità per mezzo della prospettiva  e con intensità graduali e diverse, sapientemente studiate, dei colori e delle ombre, lo scultore deve creare , ricreare e formare un oggetto che ha una sua profondità, più o meno accentuata e ha le sue ombre date dalla luce reale. L’oggetto creato dallo scultore lo possiamo guardare sotto diverse angolazioni. La scultura cioè è la riproduzione solida di un qualcosa esistente nella realtà, ma può anche essere la “solidificazione” di un’idea o di una fantasia dell’artista. Uno scultore come Gianfranco Miotello, va anche oltre: rende plastico un ibrido che all’osservatore meno attento può dare l’illusione di un “unicum”, rende tattile l’idea di una riproduzione e reinterpretazione di una realtà. Il nostro scultore opera cioè in modo che noi vediamo, per esempio, una ragazza dalla leziosa silouette longilinea. Ma se osservassimo attentamente ci accorgeremmo che la scultura è costituita da un insieme di elementi ben distinti. Sono solo la pazienza, la sapienza e la fantasia dell’artista che ci creano un’illusione. Come? Gianfranco analizza un oggetto, generalmente di legno, già esistente, scavato e modellato dalla natura stessa, dall’acqua, dal vento, dalle intemperie, dalla salsedine, magari anche dal fuoco, dall’azione inconsapevole dell’uomo e ne fa una specie di radiografia mentale, di proiezione fantastica, ponendosi  la domanda: che cosa potrebbe diventare? Il nostro artista prende quest’oggetto, lo “completa”, lo riporta a nuova vita, ad una nuova estetica dandogli una nuova anima. Ecco allora una ballerina  che ci ricorda Degas, ecco una  chimera che ci riporta agli antichi miti, ecco una matrona che crederemmo di marmo e così via. Sembra facile. Lo scultore, invece di togliere il superfluo, aggiunge modellando o addirittura scolpisce in questo tronco delle figure che si debbono adattare al volume disponibile.  Se poi a questi legni-personaggi aggiungiamo un pizzico di malinconia, un po’ di mistero, di nostalgia, di allegria,  di forza, di dolore, di fantasia, ecco questi capolavori  fascinosi e raffinati.  Gianfranco, con  studio,  pazienza ed una sorprendente manualità, partendo da materiali apparentemente insignificanti per un profano, riesce ad ottenere dei risultati originali e veri. E, come diceva Auguste Rodin, il grande  scultore francese,” nell’arte soltanto ciò che è falso è riprovevole.”Prof.             
                                             Umberto Benazzato (12/03/2016

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Ogni volta che, da amico, mi reco nel laboratorio di Gianfranco, mi prende lo stupore: vedo tali e tante realizzazioni che rimango meravigliato. Non so dove posare  l’occhio, tante sono le cose  da ammirare.  E se gli chiedo come faccia a creare tanto, mi risponde con estrema  semplicità:” E’  la natura che m’ispira, è lei la mia maestra,  io ci metto la passione e la pazienza”.  E Gianfranco   mi mostra i pezzi di legno,  tronchi,  monconi   di trave che ai miei occhi, profani e distratti dalle  bellissime cose che mi circondano colà, e di cui voi potete ammirarne una parte in questa esposizione, non suggeriscono nulla.

   Il nostro  scultore prende questi oggetti  amorfi, questi legni modellati e corrosi  dal sole,   dalla pioggia, dal gelo, dal mare e,  con la sua fantasia, con l ’immaginazione, dopo aver a lungo, pazientemente osservato, ponderato e studiato il pezzo sotto varie angolazioni, decide come maneggiarlo, come completarlo  per ottenere ciò che vuole. Cerca cioè il modo di collaborare con madre natura per rendere artisticamente comprensibili nuovo oggetto e la nuova forma che ne risultano.

Le sue raffinate realizzazioni, spesso così semplici da sembrare impossibili, sono frutto di uno studio attento e di una manualità invidiabile. Per esempio, su  di un ciocco con protuberanze, sporgenze ed incavi che sembrano ali di un uccello mitologico e  strano, con perizia e pazienza vi modella ed applica una testa femminile in argilla, vi aggiunge due zampe strane ed ecco che appare una specie di sfinge edipèa dallo sguardo acuminato: scultura strana, misterica, piacevole e suggestiva. Il nostro artista, con intelligente semplicità, esercita un’arte magica ed  antica come l’uomo, l’arte della trasformazione e dell’ utilizzazione delle  forme naturali già esistenti.

    Però un conto è capire ed  immaginare, il difficile è realizzare come fa Gianfranco che riesce  ad ottenere  o  un’agile ballerina  o  drappeggi sofisticati  o  figure femminili esili e raffinate o  ritratti suggestivi  o ragazzine un po’ alla  Degas da  oggetti  apparentemente inerti.  Egli  è uno  scultore completo che realizza le sue  opere interamente  in legno oppure modellate nella sola  argilla  oppure sceglie di creare degli ”ibridi”  (legno e argilla) quanto mai suggestivi.

    Talvolta è il reperto stesso che lo conquista perché ha già in sé la forma di un’idea. Basti considerare quella scultura che potrebbe richiamare un ritrovato archeologico, o una lisca di pesce, o uno scheletro di chissà quale misterioso animale archeozoico  (ciascuno lo interpreti!)   In questo caso l’intervento magistrale dello scultore è  inosservabile. E’ stata la sua abilità nel pulirlo, consolidarlo, verniciarlo ed installarlo  in quel determinato modo che lo fa essere arte della natura.

   Tutte le sculture che vedete sono frutto di genialità, passione e pazienza, proprio come  diceva GEORGES LOUIS LECLERC conte di BUFFON:   “Il genio non è altro  che una grande attitudine alla pazienza".
                                   Prof. Umberto Benazzato (19/09/2015)

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     L’artista, in modo particolare lo scultore, non è mai immobile: è sempre alla ricerca di materiali che gli servono per attuare un’idea e, una volta trovatili, incomincia l’elaborazione del pensiero, inizia cioè una specie di ginnastica mentale.
Così anche il nostro Gianfranco, scultore, raccoglie i legni più diversi abbandonati, e apparentemente inutili, che gli suggeriranno quale figura estrarre da quel ceppo corroso; oppure indaga se da quel frammento di trave o di “briccola”, associato a dell’argilla modellata, egli possa ricavare un ibrido che si trasformerà in un busto, in un volto sorridente, in un’agile ballerina, in un Cristo sofferente, in una donna meditabonda o allegra, in una madre col bambino. E, a seconda dell’effetto che l’artista vuole ottenere, avremo superfici levigate o ruvide, con immagini stilizzate o realistiche, con atteggiamenti allegri o sereni. Veramente nell’opera di Gianfranco si attua una simbiosi: da una parte madre natura che, con il tempo e le intemperie, modella il legno nelle forme più impensate, casuali, strane, e che dà anche l’argilla; dall’altra l’immagine realizzata e viva, opera della passione, del lavoro, della fantasia, dell’arte del nostro scultore. Egli, con mani sapienti, plasma, modella e modifica legno e creta per ottenere un oggetto nuovo, frutto di pazienza e fatica.
Sicuramente la delicatezza è la chiave fondamentale nell’arte di Gianfranco. Nelle sue opere non c’è sguaiatezza né scompostezza; le espressioni suggeriscono sentimenti sommessi ma veri.
I corpi che emergono dal legno sono armonici, composti ed equilibrati pur nella loro dinamicità.
Con la sua opera il nostro Gianfranco vuole suggerirci che il mondo rude ed amorfo può sempre essere nobilitato e trasformato con la forza dell’immaginario artistico, della sensibilità dell’ingegno umano e della perizia manuale. Se da un impasto grezzo di argilla Gianfranco riesce a modellare delle figure così poetiche, se da un pezzo di legno consunto riesce ad estrarre visi che esprimono i molteplici sentimenti umani come il dolore, la gioia, la serenità, l’allegria, non possiamo che essere sorpresi da tanta abilità e raffinatezza di sentimento.
Quasi quasi siamo tentati di toccare e di accarezzare una spalla, un’agile coscia di ballerina, od un busto tanto “umano”.
Gianfranco non si lascia condizionare dagli stili “canonici”, da tutti gli “ismi” attuali che spuntano come funghi. Egli segue il suo proprio stile, la sua propria delicata sensibilità che gli servono per nobilitare ed umanizzare un’idea. Davvero egli riesce ad essere un “poeta” nel senso originario, greco del termine: Poietés, colui che crea, e, latinamente, uno Sculptur, colui che imprime un’immagine. Parafrasando Friedrich Schelling, filosofo, diremmo che la sua scultura è musica pietrificata!
                                  Prof. Umberto Benazzato (31/3/2012)

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Prendere
della  creta e modellarla, prendere un pezzo di legno ed immaginare una forma che è già latente in esso è un po' ripetere quello che Dio Padre fece secondo la Bibbia: "Formavit igitur Dominus Deus hominem de limo terrae, et inspiravit in faciem eius spiraculum vitae, et factus est homo in animam viventem" (Gen. 2, 7) cioè "Dio plasmò l'uomo con l'argilla della terra, gli soffiò sul viso lo spirito della vita e così l'uomo divenne vivo".
         
 Lo scultore è un umile erede dell'atto creativo: prende la materia grezza, la plasma con spatola o con scalpello e le infonde il suo spirito. Ecco nascere l'opera d'arte a cui Gianfranco Miotello riesce incredibilmente per noi profani, a dare una vita.
            Abbiamo la dinamicità spaziale in alcune statue, la forza espressiva in altre, sguardi trasognati e pensierosi, bellezze fisiche che comunque ci fanno credere che quelle sculture, quel busto abbiano un'anima.

          
Ed è guardando queste opere che nasce il desiderio di vedere le due mani dell'artista che si incamminano sulla lunga via che conduce all'opera finita. Saremmo stupiti ed increduli osservando con quale perizia, con quante meditazioni e ripensamenti le mani del nostro Gianfranco finalmente riescano a tradurre l'idea creativa della mente in un'opera finita e appunto per questo, viva perchè frutto di un pensiero, frutto di una scintilla che illumina e guida.
            L'arte vive in bilico tra natura e soggettività, tra la ricerca della realtà visibile e l'emozione che questa può suscitare, sapendo bene che c'è anche in ogni cosa un più intimo significato da decifrare e trasmettere. Ebbene, in equilibrio tra tutte queste pulsioni, Gianfranco ci presenta opere che appagano lo sguardo ma che, con la loro espressività e sensualità, suscitano ammirazione.
           Come disse Auguste Rodin (1840-1917), grandissimo scultore francese, ogni oggetto creato, ogni "frammento" modellato è "capace di emozionarci o di sconvolgerci" e, nel caso di Gianfranco, io aggiungerei anche di stupirci.


                                             
Prof. Umberto Benazzato (04/09/2010)

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          Dell'artista il fin è la meraviglia, diremmo parafrasando una celebre affermazione di Giovan Battista Marino.
Ed è la prima impressione che ci colpisce quando vediamo le sculture di Gianfranco Miotello.  Non ci troviamo di fronte alle robuste rappresentazioni di Jacopo della Quercia, alla levigatezza bronzea di un Donatello o ad una freddezza marmorea neoclassica di un Canova. Ma ci sorprende come sia possibile da una materia bruta (pezzi di legno grezzo, cercati nella quotidianità con pazienza, analizzati, studiati e scelti con cura) estrarre figure così raffinate. Da un blocco di legno vecchio ed informe Miotello crea calde sculture che sembrano ottenute plasmando la cera, tanto sono plastiche e morbide. Sappiamo però che questi risultati sono ottenuti con un lungo e paziente lavoro, con meditazione e calcolo accurato, con un sottile lavoro di incisione millimetrica e con un lungo esercizio della lima. Solo così il legno, sotto le mani dell'artista, riesce a darci quell'impressione di calore e di morbidezza vellutata.
           Ma ciò ancora non basta. L'opera d'arte non ci deve dare soltanto impressioni epidermiche e tattili ma ci deve trasmettere un messaggio, deve entrare nel nostro intimo. Miotello ci fa capire che anche dalla nostra esistenza, a volte rude e rozza, tutti possiamo scavare e scoprire la figura meravigliosa che c'è dentro ciascuno. Si tratta solo, come fa lui con il legno ruvido di lavorare con pazienza costanza e tanto amore.
          Gianfranco ci insegna, e ce lo dimostra, che dentro il nostro caos quotidiano c'è sempre, nascosto, un ordine morbido soffice, appagante. Per vivere veramente, dobbiamo estrarre a forza quello che si nasconde nel profondo, sotto le incrostrazioni e le superficialità con le quali il mondo ci innonda. Poi, l'eleganza, il sapiente sfruttare le venature del legno a volte molto tormentate, a volte regolari, il rappresentare raffinato del corpo femminile sono ulteriori qualità che ci fanno apprezzare pienamente l'arte di Gianfranco Miotello. Ma ciascuno di noi può scoprirne o interpretarne altre! 
 

Prof. Umberto Benazzato (25/05/2010)


 

 

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