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Miotello si è
avviato dalla umiltà dei materiali,
sapendo intuire ogni rugosità, ogni nodo o contorsione estraendo forme
armoniose dall’informe, proponendo la
dolcezza di un viso di ragazza o la severità di un volto di sofferenza. E’ certamente una singolare
indagine nel figurativo, giunta ormai a un approdo di compiutezza espressiva,
senza indulgenza all’informale dove in questo momento, appare privilegiata
l'armonia, quasi mai l'inconscio. Dott. Giorgio Pisanello (22/10/2011) Miotello nella sua indagine nel figurativo ha davvero portato la sua attenzione, la sua
concretezza, ad una sorta di singolare
approdo, quello per cui si possono distinguere l’intervento della natura dal lavoro
dell’artista, mostrando di aver
trovato un punto fermo di concretezza e la sua radice espressiva proprio
dove ha tratto la sua compiutezza strumentale. In questo momento, appare privilegiata l'immaginazione, raramente
l'inconscio, che conduce Miotello al problema dello spazio, sia fisico che
metaforico e della sua delimitazione,
una costante della ricerca estetica, assieme all'osservazione diretta
della realtà, e alla continua, consapevole preoccupazione per i materiali e le
tecniche. Le sue figure mai sono statiche, godono di una sorta di
tensione frontale: così il supporto che
Miotello costruisce alla loro base ha la funzione di avvicinarle e consegnarle
all’immaginazione. Pare quasi che il suo problema sia quello di cogliere le
allusioni e i legami che superano l'inaccessibilità degli oggetti, le distanze
create dall’esistenza. Lo strumento stilistico scelto per tradurre in immagini
le apparenze della realtà visibile è, nella
scultura l’agglomerazione della materia, per cui si prospetta quel percorso
sfociato nella problematica della cottura di crete, che tanto interessa
all’artista, con i sensibili effetti risultanti dall’impiego di materiali
diversi o di catalizzatori diversi, sino a modificarne la fisicità. E’ questa la mainstream di tutte le arti figurative: la
strada maestra della scultura che si
propone di aderire alla realtà, tentarne l’introspezione, per capire quanto ci
é attorno, capire la realtà per affrancarsene, per seguire la propria vicenda e
vederne lo sviluppo nel procedere del
tempo. Non serve tornare indietro. È
lunga la strada maestra e le opere prodotte sembrano percorrere ognuna un
percorso particolare, segnandone l’imprevedibilità e cogliendo il senso individuale dell’esistenza. Ogni
opera appare come una sintesi antropologica del soggetto in affascinante singolarità: il soffio vitale che anima la
materia trova il suo culmine nella figura umana, punto d'arrivo di energia creativa. Sembra poter cogliere una
mutazione del concetto di spazio e tempo. In definitiva un simulacro capace di
ingenerare fede e bellezza, ma anche leggende e superstizioni. Come la pittura,
anche la scultura può vibrare per la sua luce e le sue ombre, per il colore
della materia e la capacità di riprodurre ambienti riproponendoli alla nostra
percezione. Miotello sembra ormai giocare con il concetto di precarietà e con
le contraddizioni del contemporaneo: nel suo lavoro corpi e oggetti subiscono
l’intervento espressivo dell’artista che ne fa eco della sua intuizione. Dott. Giorgio Pisanello (02/05/2009) |