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Gianfranco
Miotello
scolpisce il legno.
Quale
realtà si cela sotto questa semplice frase?
Gianfranco cerca
pezzi di legno tormentati dal tempo e dall'acqua, li raccoglie,
li osserva e in essi intravede quello che nessuno altro, forse,
riesce a scorgere. Il capolavoro è già lì, avvolto in quella corteccia
rugosa, velato da quel colore che al legno hanno conferito mesi
e anni di permanenza nel mare, è cresciuto insieme con il troco
contorto di un olivo; si tratta semplicemente (semplicemente?) di
togliere il superfluo e di cavare dal ceppo la forma che vi è nascosta.
Ore, giorni, settimane di paziente ma attento, amoroso lavoro: ed
ecco una fanciulla sorridere, di un sorriso insieme dolce e malizioso;
o il volto dell'Uomo Dio socchiudere le labbra in una smorfia di
dolore; o una snella danzatrice librarsi nell'aria, nel tentativo
di staccarsi dalla materia che ancora la imprigiona. Perchè le sculture
di Gianfranco sono, volutamente, non finite: con l'umiltà del vero
artista, egli non entra in competizione con la natura e l'opera
finita-non-finita mostra, insieme, il lavoro della natura e il lavoro
dell'uomo.
Prof.
Lino Serena
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